Ho sempre pensato, forse un pò ottimisticamente, che a difendere la libertà di pensiero dovessero essere le minoranze e chi non fosse effettivamente libero di pensare. Oggi invece chi non vuole mettere a freno i neuroni o la lingua sono proprio quelli che in un modo o nell'altro si sentono (o vogliono a tutti costi fare) parte della maggioranza potente e violenta. Questo stato comune lo si verifica anche negli USA, la più grande democrazia fascista della storia. Siamo abituati, la mia generazione e quella prima della mia più di tutti, a ragionare in termini di forza: da 60 anni vediamo che non importa quanto si creda nei propri principi né quante energie intellettuali vengano spese, perché alla fine dei conti comunque ha ragione chi è più muscolarmente forte. Però non riusciamo a non rimanere inebetiti di fronte a chi rivendica con voce impostata ed orgoglio il suo diritto a pensare altri esseri umani inferiori e meritevoli di morire. Il rispondere a tono non è mai servito e non credo servirà in futuro. Quindi la domanda di oggi è: cosa fare a Povia quando ce lo si trova di fronte?









