Ani DiFranco disse questa cosa (non è l'unica ad averla detta, ma io amo Ani DiFranco):
"Men make angry music and it's called rock-and-roll; women include anger in their vocabulary and suddenly they're angry and militant."
E io sono una che dietro a certe cose ci perde anche fin troppo tempo. Devo ancora scrivere del femminismo, su questo brutto e inutile blog, oggi però ho voglia di fare una cosa inaspettata.
Ma veramente inaspettata.
A costo di perdere i miei affezionati lettori, a costo di essere bruciata viva, a costo di vedere pullulare nei commenti fascistoidi d'ogni ceto attirati da nostro signore Google, oggi voglio elogiare lei

non perché sia particolarmente figa, che comunque non si può dire che sia brutta, ma perché è una delle poche persone viventi che: a) mi sorprendono costantemente (e io mi sorprendo veramente di rado); b) stimolano il mio intelletto; c) mi fanno fare spesso 4 e anche 8 risate di gusto.
Non voglio parlare delle minchiate dette e fatte da questa donna, non finirei più di elencarle, probabilmente. Da tempo ho smesso tra l'altro di interessarmi alle “inchieste giornalistiche” di Striscia la Notizia, quindi può anche essere che molte delle suddette minchiate me le sia perse. Non bisogna essere dei geni per capire che quello che succede in tivì è fatto solo e solamente per attirare l'attenzione degli spettatori. È logicamente logico, e chi si indigna ancora secondo me ha tanta indignazione da sprecare.
Quello che mi colpisce di questa donna è come possa essere capace di cotanto femminismo pur continuando a dirsi orgogliosamente, ostentatamente, inesorabilmente fascista. Non è tanto l'incoerenza ideologica a lasciarmi interdetta, quanto il suo identificarsi senza dubbi in quella che è stata ed è ancora la corrente politica più misogina della storia umana, rinunciando in tal modo volontariamente a certi lati della femminilità implacabilmente condannati (e vietati) dalla dottrina fascista, pur mantenendo un'agenda politica sua piena zeppa di volontà riformiste.
Al di là dei cliché delle quote rosa, delle percentuali, della parità ad ogni costo, cliché che però servono al momento se non altro per trasmettere certi messaggi ancora poco accettabili dalla società maschilista in cui viviamo, sono i suoi discorsi meno pubblicizzati a lasciarmi più sbigottita. Se la Prestigiacomo, come dice una donna molto geniale, è vittima di un incantesimo che la costringe a restare nelle file di Forza Italia, mi chiedo la Mussolini come possa giustificare nel suo piccolo le mille contraddizioni della sua linea politica.
Minchiate a parte, intendo.










