martedì, 27 maggio 2008,16:02
Michel Foucault diceva che la prigione moderna è il paradigma dell'ordine a cui l'uomo contemporaneo deve addomesticarsi nella sua vita d'ogni giorno.
Io penso di essere libera, autonoma e indipendente, poi mi guardo allo specchio mentre inibisco le mie pulsioni più naturali e penso che in fondo a me conoscere inguaia, più che aprirmi nuovi orizzonti.
Un po' come quando scarti il regalino così bello e curato, te l'ha dato il tuo migliore amichetto, si vede che c'ha passato qualche buona mezz'ora a farlo. Tu ci vuoi bene a lui, sei contenta che anche lui voglia bene a te. Vorresti conservare la bellezza di quel pacchettino il più a lungo possibile. Ma lo scarti. Ed il regalo è una merda. Ti chiedi perché. Glielo chiedi anche a lui.
E magari poi si scoppia a piangere tutti insieme come se si fosse in premestruo, e ci si soffia il naso vicendevolmente, in un'orgiastica rappresentazione dell'amore francescano.
Da grande voglio diventare il mantello del buon samaritano.
Ho un'irrefrenabile voglia di diventare seria. Guardiamo Roba Inutile diventare seria:
Quanta serietà. Fa male al punkreas.
Se, come si dice, è vero che a costruire una piattaforma abitabile nelle acque internazionali (o qualsiasi cosa assomigli a della terra e dia ad una comunità di esseri umani la possibilità di sopravvivere), a parte i costi economici da sostenere a priori, poi si avrebbe uno stato nuovo nuovo e su misura dei fondatori e delle loro idee: quanto ci metterebbe qualcuno di magari meno intellettualmente brillante ma più militarmente forte ad appropriarsi violentemente di quanto di ricco si fosse riusciti a produrre?
In fondo il liberalismo non è esente da norme limitanti, nonostante il nome che porta. Per essere liberale è necessario fare/non fare e pensare/non pensare certe cose. Quanta libertà intellettuale c'è nella necessità di esprimere concetti intelligenti?
C'è una lotta fratricida nella mia testa. E non riesco a convincere Hello Kitty e la Pucca a smettere di tirarsi i peli.
giovedì, 22 maggio 2008,17:13
lunedì, 19 maggio 2008,14:08
Mi piace molto non avere fissità nella vita, ma qui si esagera. Sto a pezzi, psicologicamente parlando. Essere 2 persone diverse, a seconda di chi ho di fronte, non fa per me. Non ci riesco a ricordarmi cosa poter dire e non poter dire a chi e quando.
E mi scuso ancora se non sono più virtualmente raggiungibile. Mentirei se dicessi che non è dipeso da me, ma mi spiace ugualmente.
Mi trovo tra due fuochi, non so se approfittare delle possibilità commerciali di questa cosa chiamata blog oppure no. In fondo sono più di due anni che ci penso.
Cazzo, due anni fa mai avrei pensato di trasferirmi in Liguria.
Piccolo momento malinconico: FINE.
Ora mi sa che rispondo alla catena a cui non ho ancora risposto.
Le 6 cose che mi piacciono di più:
1- stare con la mia donna;
2- studiare;
3- far ridere;
4- mangiare la pasta;
5- rileggere le cose che scrivo;
6- spendere soldi senza preoccupazioni.
E in questa brevità scommetto che il mio "relatore" ci troverebbe chissà quanti significati e riferimenti poetici. Al sole, credo.
venerdì, 16 maggio 2008,18:08
Ho fatto delle cose, ho visto un po' di gente. Ho fatto offendere qualcuno, qualcuno si è dimenticato di me. Ho organizzato faccende, ho perso tempo. Ho mancato appuntamenti e deluso aspettative. Ho visto film e ascoltato musica. Ho pensato a qualcosa e mi son tenuta sveglia per la tensione. Ho visto bellissime ragazze, ho una bellissima donna. Ho conosciuto scrittori, ho ricevuto complimenti. Ho avuto voglia di scrivere una canzone come quelle di De Andrè. Mi hanno seguita fino a casa e messo le mani addosso. Ho fatto scelte. Ho scelto impegni e scadenze. Ho scelto per cosa stressarmi. Ho bisogno di un massaggio sciazzu.
mercoledì, 07 maggio 2008,14:34
Legge comune vuole che ci si trasferisca dalla provincia alla grande città per trovare lavoro. La mia legge, altrimenti detta "Legge inutile di Silvia" vuole che me ne vada dalla grande, adorata città in un posto pieno di droga, di disoccupati, di mare, di vento, di aria buona e gggente gggiovane. Dopotutto, mi sa che ne ho guadagnato.
A chi si è preoccupato per me durante la recente assenza dico che non è (e non sarà mai) una strofa di una canzone degli anni '80 ad esplicare esaustivamente le mie vicissitudini esistenziali.
E con quest'abbondanza di "e" vinco il premio inutile per lo sforzo intellettuale più inutile del mondo inutile.
A ben guardare questo blog è più letto quando non scrivo nulla. Dovrebbe dirmi qualcosa? Sì. E la risposta è: no.
Comunque. Volevo giusto parlare delle persone invidiose.
Fatto.