mercoledì, 30 gennaio 2008,11:13


Non ci scrivo i cazzi miei su questo blog. Come si potrebbe giudicare (in senso buono) che tipo di persona sono leggendo le robe che scrivo qui? Di certo la parola "vagiaina" non fa parte del mio vocabolario quotidiano. E non lo sto dicendo per ripicca a chicchessia, è solo che da ieri penso di nuovo all'utilità di questo coso inutile, al motivo che mi fa dire "mò scrivo un post sul blog", e non riesco a trovare ragioni soddisfacenti.
Saranno cazzi miei questi? Come distinguere le cose socialmente importanti da quelle di cui ci si dovrebbe vergognare? Cosa facevano gli asociali prima che fosse inventata Internet? Com'è che gli amici li si trova proprio nei posti che si frequentano? Perché sognare uno scarafaggio se non se ne ha paura?
Carissimi amici lettori, ora leggete attentamente ché ho bisogno del vostro aiuto. Dato che l'esperienza del sondaggio ci ha dato così tante soddisfazioni mesi addietro ora ne facciamo un altro. Il titolo del nuovo quiz è: "Cambia il nome di questo blog". Mi raccomando, partecipate numerosi e portatevi seco tutta la vostra creatività, che senò mi incazzo. Non si vince nulla, apparte la mia eterna gratitudine.
Non chiedete "perché vuoi cambiare il titolo????" perché non cambierò un bel niente. Ho solo bisogno di sapere il vostro parere. Perché voi valete.
Ed ora, pubblicità.
Un altro motivo per cui sono intellettualmente innamorata di Prodi? Il Manifesto, quei mattacchioni, ha pubblicato ieri dei finti necrologi per fare un po' di matte risate, e tra le persone di cui piangere c'era anche il Romano col suo governo. Ora, un italiano medio (vedi, chessò, Pippo Baudo per esempio), cosa fa di fronte ad un finto necrologio? Si tocca i coglioni, accende un cero, querela, dà fuoco ai sacchi dell'immondizia. Il Prodi, invece, cos'avrà mai fatto? Ha telefonato per dire che si era un sacco divertito.
Io amo quell'uomo. Ora glielo scrivo, anche.
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (6)(popup) | commenti (6)
lunedì, 28 gennaio 2008,19:35


Una persona che gode di tanta mia stima e tanto mio affetto (se di godere si può parlare) mi dice che sono troppo critica, e io mi ci deprimo, perché in verità è vero. E per come si sono messe le cose non credo mi sia più possibile prenderlo come un complimento. Quindi ora voglio rimediare, e chissà che non riesca a mettere una bella pietra sopra a quello che di cagoso e rompicoglionoso ho fatto e detto negli ultimi tempi.
Da qualche mese mi dico che mi piacerebbe elogiare lei


Phylicia Rashad

che per chi non lo sapesse si chiama Phylicia Rashad. Di sicuro però la si riconosce come Clair de I Robinson, che credo sia, insieme a Bruttiful, lo show americano più conosciuto, perlomeno in Italia. Bè, sì forse c'è anche Happy Days da tenere in conto, ma che me frega, a me Happy Days faceva cacare.
Comunque. Della bellezza di questa donna non credo ci sia bisogno di disquisire, chi può non essere d'accordo nel trovarla un capolavoro vivente? E in più, al di là della trama del programma in sé che ora non ci interessa perché sarebbe un discorso noioso, insieme a Bill Cosby, ossia Cliff Robinson nel telefilm, ha sempre dato esempio di celebrità seria e coscienziosa, non facendosi mai trovare con le mani nella marmellata, come diciamo noi ggggiovani, ma anzi dandosi da fare per trasmettere messaggi eticamente positivi.
In confronto a questi due, Casa Vianello è un circo di illetterati. Clair non aveva bisogno di scalciare nel letto per far capire al proprio marito quanto fosse o no insoddisfatta. Dovrebbe essere una testimonianza dell'arretratezza culturale dell'italiano medio? Senza parlare del fatto che I Robinson erano neri. Un po' come dire che mò facciamo una fiction di Raiuno con protagonisti dei simpaticissimi ed acculturatissimi Rom.
La stessa. Identica. Cosa.
Ho sempre avuto un debole per le donne mature. Le mamme. Quelle che sono impegnate, hanno lavori importanti e poco tempo libero. Quelle che del loro tempo libero fanno un po' quel cazzo che vogliono, perché non devono chiedere mai. Ecco, essere cresciuta con lei come esempio direi che ha dato i suoi frutti. Nonostante avrei appiccato volentieri fuoco a Olivia. E anche Denise me la sarei trombata senza remore.

 

l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (5)(popup) | commenti (5)
domenica, 27 gennaio 2008,10:39


Ma perché la mamma mi ha fatta così?
Guardo, o meglio, cerco di guardare 300, ché ormai le circostanze esistenziali me lo concedono, e anche perché seguo il richiamo di lei, ma oltre il 17simo minuto proprio non ce la fo ad andare. Lo so, è ispirato ad un fumetto, e lo so, è più che altro un esercizio di stile, ma diobono non posso rimanere compita di fronte a cotali fesserie. Credo che per apprezzare questo film si debba necessariamente avere il cazzo.
(Rock Fm dà la merda a Virgin Radio, e lascia anche il resto di mancia)
Leggo da questo post, e trascrivo pari pari:
“Come si fa a parlare di meritocrazia quando manca proprio l'ABC logico nel dare i posti di lavoro?”
L'unica meritocrazia vigente in Italia è quella che permette a NESSUNO di ottenere quello che merita. Più comunista di così, direi che si muore. Voglio dire, immaginate solo per un momento un paese (il nostro) in cui chi merita di essere capo lo è, chi merita di prendere fuoco lo fa, chi merita di essere abortito lo è. Non solo sarebbe un paese ricchissimo ed efficientissimo, ma, molto più pericolosamente, metterebbe i suoi cittadini in grado di
governare veramente, senza dover chiedere favori a nessuno.
Seriamente, la meritocrazia non è una roba ammmericana che si può mangiare solo col ketchup, in teoria sarebbe la regola base del viver civile (e per
civile intendo politico). Ma sarà mai civile un paese (il nostro) in cui l'economia sommersa non solo fattura quasi la metà del Pil nazionale, ma è praticamente la somma dei Pil di non 1, non 2, non 3, ma 4 Stati europei, neanche tra i più stronzi? (Notizia Ansa per chi non si fida)

l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (6)(popup) | commenti (6)
sabato, 26 gennaio 2008,14:47

Tornata vincente dalle rogne formattevoli
formattanti
formattandi
formattonji
form

Tornata vincente dalle rogne della formattazione, più dislessica di prima, ricomincio a fanfaroneggiare.
Saluto il Narbucco Mascherato, che mi mancava, e anche i nuovi lettori, che nonostante io passi ultimamente molto tempo senza aggiornare aumentano progressivamente ed inspiegabilmente.
Ne approfitto anche per ridere (ah ah ah) insieme a voi, affezionatissimi, di chi, su altri blog o altri luoghi virtuali, mi insulta dicendo "sei proprio inutile, robainutile", oppure "il tuo nome dice tutto".
Fa ridere solo me? Sì? Vabbè, me ne farò una ragione. O una cagione, volendo.
Lo scompenso linguistico di ferroviaria origine sta ancora fermentando, appena avrò elaborato un modo prosaicamente affascinante per dire e sviluppare che "il significato da dizionario ed il significato percepito delle parole sono due cose diverse", provvederò a informarvene attraverso uno di quei post che tanto piacciono a voi, miei affezionatissimi ed esigenti lettori.
Nel frattempo è bastato a intavolare ieri sera una discussione, purtroppo troppo breve per i miei gusti, sul piacere intriseco degli italiani di nascita e di lingua nel giocare con le parole, soprattutto quando si tratta di materie legislative. Poi la serata è diventata vecchia dentro, ché si è passati a parlare di chi è morto e di chi morirà in futuro, ma questo non interessa a nessuno.
Non mi ricordo più chi me lo disse la prima volta, tanti e tanti anni fa, ma sono sempre più convinta che la presenza dei bimbi allevi la depressione.
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 23 gennaio 2008,15:48

Che giornata, che giornata. Oddio, qua il sole c'è ed è anche bello. Peccato che ieri sera ci fosse odore di primavera, se capite cosa intendo.
E comunque, giusto per chiarire:
questo è Bubu

Bubu

questo è l'orso Ciro

Ciro

questi sono Bubu e l'orso Ciro che ci danno dentro

Bubu&Ciro

Notare quanto Ciro sia preso da non curarsi neanche di avere la cravatta fuori posto.
E comunque mi cruccio di non poter farvi ascoltare la sua simpaticissima vocina napoletana.
A me me piace 'o babà!
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (8)(popup) | commenti (8)
martedì, 22 gennaio 2008,09:47


Non andate a votare.
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (7)(popup) | commenti (7)
lunedì, 21 gennaio 2008,11:14


Ne ho già scritto, ma un articolo recente mi ha fatto pensare ancora alla serietà (se così posso permettermi di dire) della situazione-Britney Spears. E, non è la prima volta e non sarà neanche l'ultima, il mio femminismo sta prendendo il sopravvento. Un giorno scriverò anche del femminismo tout-court, e sarà un gran giorno, soprattutto per chi non si troverà d'accordo con me, ma ora mi limito a scrivere in cerchi eccentrici.
Ascolto, stamattina, l'ennesima pubblicità di non so quale automobile alla radio, dove varie voci maschili elencano i loro sogni e desideri richiamandosi a figure storiche e avvenimenti importanti, tutti rigorosamente riguardanti uomini (tipo, sogno di conquistare il mondo, sogno di creare la bellezza, sogno di costruire un futuro migliore) e penso che se fosse stata diretta al pubblico femminile questa pubblicità avrebbe parlato di tutt'altro (tipo, sogno delle calze che non facciano vedere la cellulite, sogno un trucco che nasconda le occhiaie, sogno di poter usare la nuovissima lavatrice che lava tutto il corredo in 2 secondi). Questo perché ancora, in barba a tutti quelli che dicono che le donne di oggi non hanno alcun problema, il genere femminile è destinato religiosamente alla soddisfazione per interposta persona.
Insomma, è sempre l'uomo che deve conquistare, e lasciare la pappa pronta alla donna, perché questo ci impongono i nostri "ruoli naturali". E quando questo non succede, o succedono cose che divergono dal comune sentire, ecco che c'è un problema, inevitabilmente di peculiarità femminile. Perché quando un uomo fa una cagata è semplicemente una cagata, ma quando è una donna a farla si parla di "cagata fatta da una donna". Il concetto è sottilmente diverso, talmente sottile da farci credere che non esista neanche. E io invece ci penso, e mi infervoro, proprio come una faccina infervorata.
E ora torno nei meandri dell'inutile studio, ché mi dicono dalla regia che è importante e dev'essere fatto in tempi brevi.


l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (8)(popup) | commenti (8)
domenica, 20 gennaio 2008,15:58
 



Ascoltando una sciura vecchia e isterica parlare in russo al telefono sul treno per La Tristezza, ho avuto uno scompenso linguistico di immani proporzioni ma ancora difficilmente qualificabile. Ai posteri largo a sentenzua.
Ma comunque ora in metropolitana troneggia (ah ah ah che mattacchiona) il faccione di Costantino che pubblicizza i parrucchieri Sailcazzo. L'amico Photoshop gli ha creato per l'occasione il capezzolo che fa ombra© . Io lo guardo e rido proprio come una pescelessa.
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 16 gennaio 2008,13:25
 



Non c'ho un cazzo di voglia di essere coerente o comprensibile.
Non c'ho proprio un cazzo di voglia e basta.
Maledetti ormoni.
Sto per prendere la pillola, o meglio, il cerotto, ché io le pillole non le so ingoiare.
La ginecologa mi dice: guarda che non è sicuro, potrebbe staccarsi e potresti avere gravidanze indesiderate.
Io le dico: guardi che le gravidanze indesiderate è fisicamente impossibile che si verifichino, dato che non ho rapporti con uomini.
La ginecologa strabuzza gli occhi e mi guarda per dieci minuti, poi dice: vabbè, metti che incontri il tuo principe azzurro domani e volete mettere su famiglia...
E io guardo la ginecologa e non riesco più a pensare a nulla.
Nei telefilm le ginecologhe sono tutte decisamente più avvvanti, protesto.
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (8)(popup) | commenti (8)
sabato, 12 gennaio 2008,15:21

- Mamma, mi compri la PS3 che è una figata?
- No, costa troppo.

- E allora io faccio un blocco stradale!

- Ah, bè, allora sì.

A me piace considerarmi terrona, pur essendolo (per fortuna) solo di discendenza genetica, però ne sto sentendo veramente troppe. Tutti i “signori” che si lamentano ora, che fabbricano monnezza a quintali ma poi no, no, no non la vogliono, dov'erano quando i camorristi amici loro costruivano le discariche abusive? Dov'era il loro “senso civico” che oggi rompe i coglioni al mondo? Dov'era, allora? Le manine ce le hanno solo adesso per fare i cartelloni, gli striscioni, i pupazzi a cui (che novità) dare fuoco, prima non potevano denunciare le “ingiustizie”?
Io abito, mio malgrado, in quella che mi piace chiamare Terrolandia. Sono case popolari, e già dovrei aver detto tutto, ma in più sono abitate solo e solamente da terroni dentro e fuori. Tempo fa, mio fratello aveva una macchina veramente vecchia e veramente brutta, era una Uno che della Uno aveva solo lo stemma, per intenderci. Ora, nel nostro condominio, com'è giusto che sia, noi in quanto famiglia regolare abbiamo diritto ad un posto auto giù nel parcheggio. Qualche anno fa questo posto era occupato dalla Uno di cui sopra. Sempre. Giorno e notte, ininterrottamente. Perché non andava più e mio fratello aveva il culo troppo pesante per chiamare il deposito e farla rottamare. I condomini (giustamente o meno, non me ne frega un accidente) si lamentavano, ora un poco, ora un po' di più. Finché una notte non hanno dato fuoco. A tutta la Uno.
Un carabiniere (e anche qui dovrei aver detto tutto) nostro vicino (quindi terrone) ebbe anche il coraggio di dire a mio padre (che se la bevve perché, bè, è terrone pure lui) che avremmo dovuto pagare noi i danni all'asfalto.
Risparmio ai signori lettori la cronaca di quanto ho dato fuori col condominio tutto.
Che poi, il risvolto tragi-comico di tutto questo è che nonostante io non viva a Napoli, e la raccolta dei rifiuti funzioni bene, e sia ben lontana da qualsiasi discarica, gli amici condomini ci buttavano pure i sacchetti dell'immondizia dentro alla Uno, prima di darle fuoco.
Dev'essere una roba che tipo ce l'abbiamo nel dna, noi terroni, questa di dare fuoco a qualcosa per risolvere i nostri problemi.

- Mamma, mi fai andare al Grande Fratello?
- Mmmmm...

- Guarda che faccio un blocco stradale, sennò!

l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (8)(popup) | commenti (8)
venerdì, 11 gennaio 2008,12:52
 


Non sono decisamente nella mia forma migliore.
Sopravvivo girando la testa, è quello che mi riesce meglio fare. Ma come vorrei poter essere già ad est.
E no, no e no, quel post lì rimane così com'è. Non ho ancora capito come fare a litigare con Photobucket, quindi per ora la censura rimane ben visibile, perché così dice la mia religione.
Se scavo abbastanza il motivo lo posso anche trovare, ora però non ci ho voglia.

Non riesco a decidermi: è meglio piangere o dire di averlo fatto?
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (2)(popup) | commenti (2)
mercoledì, 09 gennaio 2008,12:00
Yo! 

A parlare a vanvera qualche concetto sano lo si tira fuori, prima o poi.
Quando scopri di non aver capito nulla nei 25 anni che han preceduto il momento attuale, ti ritrovi a metà tra il sorriso ebete e il voler triturare una lametta per ingoiarla senza se e senza ma.
Ingegneri, chimici, fisici e quant'altro ci mettono davvero tanto ad aprire la loro testolina al dubbio, ma quando ce la fanno, diocenescampi. E queste sono cose che mi hanno molto divertita negli ultimi giorni, su un blog che non linko ma che alcuni amici lettori hanno conosciuto bene, e IRL (in real life).
In particolare è la ricerca del sapere già pronto, come se fosse 4 cazzi in padella, che mi sorprende e lascia interdetta.
Comunque, prendo atto dello scarso successo che ha riscosso l'ultimo elogio (che mi chiedo perché, ma me lo tengo per me), soprattutto tra i lettori maschi (che mi chiedo ancor più perché, ma me lo tengo ben per me), e prometto che uscirò immantinente da questa stasi intelletto-creativa.
Il grado di insicurezza che mi governa in questo istante non è calcolabile con l'aritmetica semplice. Serve La Morte Nera.
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, 07 gennaio 2008,15:22

Per celebrare il ritorno di The L Word e anche perché così ci piace, oggi elogio questa cosa qua

courbet

che se qualcuno la tagga come indecente e avvisa la "redazione" di Splinder piangendo mi incazzo come una bestia e do veramente fuoco a qualcuno.
I cretini sono quindi pregati di farsi una cultura e aprire un libro qualsiasi prima di rompere i coglioni.
Dunque, questa è "L'Origine Del Mondo" di Courbet, che con questo quadro ha fatto tombola, bingo, settebello e ha rubato il mazzetto. Diciamo che degli altri suoi quadri non gliene frega niente a nessuno, e che questo ha avuto successo e considerazione solo perché ancora nessuno aveva dipinto la Vagiaina con tutto questo amore, ma tant'è, in fondo basta davvero essere il primo per essere il migliore.
Forse una depilazione Telly Savalas non avrebbe guastato (ormai sono diventata molto fan del pelo rado), ma la bontà si vede che non manca.
Il commento più divertente vince un giro aggratise sui calci in culo dell'Idroscalo.
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (11)(popup) | commenti (11)
lunedì, 07 gennaio 2008,12:30

Avete presente quando state ascoltando un disco, e quando una canzone finisce vi viene subito in mente quella successiva, senza che la ascoltiate veramente? Oppure quando aspettate tanto prima di fumare una sigaretta, solo perché volete prima farvi un caffè?

Il satanista si contorce nella ricerca di se stesso, ma in fondo ha paura di sapere di non essere così inaccessibile. Il testimone di Geova si punisce quando si masturba, ma in fondo ha paura di sapere che le due cose coincidono.

Quando la ragazza scoprì di essere incinta si chiese come potesse essere possibile, non avendo mai fatto l’amore con nessuno. Ma nel caos l’amore e l’odio si confondono. E ripensandoci su la ragazza si convinse di aver odiato tantissimo. Pensò di poter rimediare facendo beneficenza, e fece domanda alla Croce Rossa. Fu rifiutata perché pesava troppo, e si mise a dieta. Provò la dieta dello yogurt, quella del minestrone e quella della luna, ma continuava a ingrassare. Il bambino nacque ruttando, e i medici la misero in castigo, in una stanza dell’ospedale che gli infermieri non conoscevano. Si cibò di pazienza e si armò di vendetta. Passata la quarantena la ragazza ricominciò ad odiare e rimase ancora incinta, stavolta erano gemelli. Pensò di abortire e subito le comparvero di fronte due volontari del Movimento per la Vita, che le dissero che se avesse abortito loro l’avrebbero uccisa, oppure avrebbero telefonato al grande capo per condannarla a tormenti eterni. Lei rubò i loro tesserini, li bruciò, e i volontari, che assomigliavano terribilmente a Grazia e Graziella, si dissolsero in una nube di incenso. La ragazza rese Grazie a Dio e partorì.
I due gemelli erano felici di essere gemelli. Condividevano tutto, avevano gli stessi vestiti e due macchine uguali. Si divertivano a prendersi gioco della gente e non sapevano mai chi dei due avesse cominciato a ridere per primo. Pur avendo finito la scuola in anni diversi continuavano a festeggiare il compleanno lo stesso giorno. Ma si erano scambiati le identità talmente tante volte che ormai non si riconoscevano più. Ognuno parlava ogni volta come se dovesse impersonare l’altro, ma l’altro non esisteva se non nei loro ricordi. Non discutevano più, non litigavano più, si davano ragione vicendevolmente per paura di essere l’uno nel torto dell’altro. Provarono a diversificare le loro strade, ma dovettero rinunciarci, ricominciare da zero era troppo pesante, se fatto da soli. Decisero di rimanere insieme, e non crearono mai più problemi, a nessuno, neanche a loro stessi. Finché uno dei due non morì.
Il gemello vivo non sentiva la mancanza del fratello. Tra l’altro non sapeva neanche chi dei due fosse morto. Passò un po’ di tempo a piangere, poi spense la luce. Nessuno a cui dare ragione, pensò. Nessuno da complimentare. Forse poteva finalmente ricominciare a divertirsi. Ma il suo cervello era monco, e anche il suo corpo si muoveva a metà. Partì, e andò in Grecia, e in Madagascar e in Thailandia e infine a Capo Vaticano, dove il cocco è più simpatico che mai. Trovò una donna, e poi se ne fece anche un’altra, e un’altra ancora, e sparse la Calabria di figli suoi, o di suo fratello. Non fece il padre, non ne ebbe il tempo, dovendo imparare di nuovo a vivere. Rivide sua madre, entrambi sul letto di morte, e si riconobbero solo quando lui la prese a calci nello stomaco. Morirono tenendosi per mano, lui che si lamentava di essere così fortunato, lei che la mano non ce l’aveva più, essendosela tagliata per un fioretto che aveva fatto alla Madonna Vergine Incoronata Addolorata del sangue di Cristo suo figlio buon Gesù.
I figli del gemello morto per ultimo non si conoscevano. Erano cresciuti in città diverse, e nessuno sapeva dell’esistenza degli altri. Ognuno aveva del loro padre solo l’immagine che la madre di turno gli aveva insegnato. C’era chi pensava che fosse un uomo pio, c’era chi lo odiava, c’era chi credeva fosse un Dio del sesso. Tutto questo fino a quando non si incontrarono tutti su un pullman che da Reggio Calabria andava a Messina, attraversando il fantastico ponte sullo stretto che meno male che dopo tanto tempo. Si guardarono, e dopo aver pensato ciascuno di essere pazzo si riconobbero, tutti perfettamente uguali. Il pullman sembrava una camera degli specchi. E l’autista non poté godere di quello spettacolo essendo cieco. I figli del gemello ci misero un po’ a capire, qualcuno ci mise addirittura un po’ di più, ma quando capirono tutti ci fu un abbraccio collettivo che coinvolse anche gli acari dei sedili. Pur parlando ognuno un dialetto diverso fu il sangue a farli comprendere, e fra bonarie prese in giro, abbracci ripetuti e discussioni filosofiche, tutti afferrarono la morale della storia. Fu in quel momento che l’autista si ricordò di essere cieco, e per rispettare il copione andò a sbattere contro il guardrail, precipitando il pullman nelle limpide acque del mar Mediterraneo. I corpi furono ripescati, tutti in perfetto stato di conservazione, e diventarono l’attrazione principale del museo “Volemose bene, che tanto che ce frega di trovare a tutti i costi delle differenze o delle similitudini”.

Quando si sanno tutte le canzoni del disco non è detto che rimanga in mente la più bella. Continua a risuonare quella più vicina alle immagini dei nostri pensieri, oppure quella che si è appena ascoltata nella pubblicità in tv. Ma ogni volta è una sorpresa.

La sigaretta dopo il caffè non ha un sapore diverso, anche se fumata prima. Le nostre costruzioni mentali cambiano solo quando noi lo vogliamo. E nessuno nasce con una sigaretta in mano.

l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (3)(popup) | commenti (3)
giovedì, 03 gennaio 2008,13:55


Qualche tempo fa ho cominciato a ragionare su come sia facile affezionarsi alle persone quando si ha un'età minore ai 20 anni, come sia semplice dire "ti voglio bene" solo perché magari si è trovato un gruppo musicale da ascoltare insieme, o una squadra da seguire allo stadio. E già alla mia età invece per pensare di provare dei sentimenti nei confronti di chicchessia quasi deve intervenire lo Spirito Santo in persona.
Non per forza perché si sia più cinici, o meno propensi al contatto umano, no, semplicemente perché cambiano le priorità esistenziali. E cambia soprattutto il modo di esprimere la propria sensibilità, che per alcuni significa "quante volte al mese piangi", ma che invece, per arrivare all'argomento che mi preme affrontare, non è nient'altro che la capacità di comprendere e sentirci compresi.

Dicesi empatia: sostantivo femminile, tecnico-specialistico, in filosofia estetica è la proiezione delle proprie emozioni su un oggetto per identificarsi con esso; in psicologia è la capacità di identificarsi con gli stati d’animo di una persona. Va da sé che si sia cominciato a studiarla molto prima della mia nascita e della nascita di internet.

Rimandando come sempre i lettori a pagine pregne di contenuti e molto più ansiose di me di acculturare il prossimo, mi limito qui ad accennare all'empatia scientifica, per concentrarmi poi sulla mia. Che, come molti di voi già avranno capito, era il mio obiettivo principale.
La vera rivoluzione data dall'empatia in campo scientifico è avvenuta solo poco tempo fa, circa una ventina d'anni or sono, con la scoperta (da parte di ricercatori italiani, mi piace dirlo) dei cosiddetti
neuroni specchio, cose strane e aliene che basti sapere solo che sono loro a permetterci di rabbrividire quando qualcuno ci racconta di essersi scottate le dita della mano. Da ciò, ne è seguito un turbinio di analisi e teorie e esperimenti e elaborazioni, alcuni hanno anche sperato di vederci finalmente la cura all'autismo (che ancora non si sa che cazzo sia). Ma qui mi fermo, perché è giusto così.

E anche se lo spazio si è già fatto eccessivo, dico lo stesso le cose che c'ho qui sui polpastrelli da mesi. Si tratta sì di cose personali, ma non solo, essendo frutto di molteplici conversazioni con molteplici persone. Insomma, parlo in prima persona ma ragiono in toto.
Sono stata “diagnosticata” iper-sensibile all'età di 14 anni, cosa comunissima, sia per quell'età che per il mondo attuale. Quello che è seguito nella mia vita è stato normale o no, a seconda degli eventi, ma ha sempre viaggiato sul filo conduttore del “voglio provare tutto prima di morire”, provare cose e provare a provare cose. Non potendolo fare, perché non sono dio, rimedio attraverso l'empatia: nel rabbrividire perché mi si racconta delle dita scottate, non solo mi immedesimo e mi avvicino al dolore altrui, ma lo
vivo sulla mia stessa pelle (sui miei stessi neuroni specchio), per curiosità e per evitare di provarlo sul serio, accumulando così tutta una serie di sensazioni che formano poi la mia vera e finita esperienza di vita.
Questa esperienza (di cose vissute veramente, o solo immaginate) ci permette sì di muoverci con più agilità nelle evenienze della vita, ma ci invecchia anche, gioco forza. Ci appesantisce talmente tanto che, inconsciamente o no, decidiamo di
bypassare addirittura le persone che ci capita di incontrare, tramite un calcolo di convenienza (quanto guadagno ---> da quanto tempo perdo).

Se penso a quante persone che conosco ora direi “ti voglio bene” se avessimo tutti 10 anni di meno, mi viene paura.
(Chiedo scusa della certa superficialità con la quale ho sbolognato temi meritevoli di approfondimento, ma mi rendo conto che già così sono noiosa e lunga abbastanza).
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (19)(popup) | commenti (19)
mercoledì, 02 gennaio 2008,12:32

puffoquattrocchi
Che mò mi sa tanto che da questo mood quattrocchiano neanche Padre Pio mi ci toglie. Nonostante ogni tanto succeda anche che la gente ci rimanga male quando la faccio ridere, perché non se lo aspetta. Motivazioni socio-psicologiche a iosa, nessuna delle quali è un problema mio.
Eh già, ormai son Quattrocchi.
Tra discorsi sull'astrologia e su Evita Peron (e Madonna, di conseguenza) anche l'influenza si spaventa e scappa a gambe levate.
LOL
l'ha scritto: Robainutile
hanno avuto da ridire: commenti (7)(popup) | commenti (7)